NAMASTE

Namaste

DSC_0708Mi inchino al luogo in te
in cui abita
l’intero universo.

Mi inchino e onoro il luogo in te
dove dimora l’amore
la verità
la luce
e la pace.

Quando Tu sei in quel luogo in Te,
ed io sono in quel luogo in me,
allora
siamo una cosa sola.

 

 

Ci salutiamo, alla fine di ogni lezione, pronunciando questa parola, unendo le mani al cuore e abbassando leggermente il capo. Non è una moda, un gesto new age, un momento senza significato, per cui mi piace oggi, prima  dell’ultimo “namaste” alla soglia della chiusura invernale, scrivere due parole su questo saluto che, per me, è un vero e proprio rito sacro.

Namaste è un saluto comunemente usato in molte regioni dell’Asia, sia quando ci si incontra, sia quando ci si lascia. Normalmente, viene accompagnato, come dicevo, dal gesto di congiungere le mani, unendo i palmi con le dita rivolte verso il cielo, all’altezza del petto, del mento o della fronte, facendo al contempo un leggero inchino col capo. Questo gesto è un mudra, un simbolo, un sigillo di grande potere,  utilizzato anche nello yoga, persino a fini terapeutici. Ma non è questo il momento per dilungarmi sui mudra, tematica interessantissima, ma che, per la sua immensità, ci porterebbe immediatamente troppo lontano dal nostro tema.

La parola namaste letteralmente significa “mi inchino a te”. Non è un inchino di sottomissione, ma spirituale: un riconoscimento delle qualità divine della persona davanti alla quale ti inchini. E, mentre ti inchini, lo fai con tutto te stesso: con il corpo (unendo le mani) e con la mente  (abbassando il capo).

Ogni volta che usi questo saluto, ricordati dunque che stai riconoscendo tutto il sacro in te (dalla mente al corpo) e, contemporaneamente, la sacralità di chi è di fronte a te.

NAMASTE

IL DIVINO CHE E’ IN ME RICONOSCE E SI INCHINA AL DIVINO CHE E’ IN TE.

 

 

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