YOGA E METODO SIMBOLO-IMMAGINALE

La visione immaginale – vera e propria rivoluzione del pensiero psicologico che nasce dall’opera di Carl Gustav Jung e di James Hillman – è ormai da oltre trent’anni utilizzata in vari ambiti, in particolare nelle relazioni di counsellingcoaching e nei campi di applicazione della psicologia.

Il cammino degli immaginalisti è definito anche “fare anima”, perché riconosce nelle immagini il linguaggio dell’anima, e consiste nel prendere ogni cosa, persona, evento, luogo con il quale si viene a contatto e riportarlo alla sua reale natura, che, appunto,  è simbolo, immagine. Un’immagine che nasce dentro di noi e che proiettiamo all’esterno, credendo che sia altro rispetto a noi stessi.

Il fatto che le cose non siano oggettive non significa che l’oggetto non sia reale: la comprensione della sinergia degli opposti è alla base del sentimento immaginale del reale. La visione secondo la quale noi produciamo la realtà non nega l’oggettività delle cose, allo stesso modo in cui la felicità profonda del suo essere non impedisce al saggio di essere triste.

Spiega bene il concetto C.G. Jung: la psiche ragiona, procede, per immagini e gli equivalenti razionali ad essa più vicini sono la metafora e l’analogia.

Il mondo psichico (interno) è analogico (immaginale, archetipico, senza tempo); il mondo reale (esterno) è digitale (costruito per opposti: buono/cattivo, bello/brutto, utile/inutile, prima/dopo etc).

Il metodo junghiano, in psicologia, fa uso di paralleli mitici, storici, culturali, al fine di chiarire e, soprattutto, di ampliare il contenuto analogico del materiale psichico, ad. esempio di  un sogno o di un’emozione (cd. metodo dell’amplificazione). In altri termini, per interpretare un elemento della psiche, non ci si limita alla storia individuale, ma si va alla ricerca di una metafora rilevante, perché è il senso (più che il trattamento in sé) ad alleviare la sofferenza.

Il concetto di “metafora” è decisamente centrale nella psicologia immaginale, perchè permette di passare da qualcosa di personale a qualcosa di sempre meno “personalizzato”.  Su queste basi, il metodo simbolo-immaginale recupera la centralità del simbolo: utilizza simboli, parole e immagini dalla grande forza evocativa, acuendo il potere dell’immaginazione e della visualizzazione, fino a sperimentare un’espansione dell’Io, mentale, emotivo e corporeo.

Lo spazio sovrano dei simboli e delle immagini sono i sogni, quando l’Io viene messo a tacere e l’anima può esprimersi, libera da condizionamenti, ma l’immaginalista usa tanti altri strumenti, tecniche e pratiche  per far sì che gli oggetti materiali, le cose, gli eventi che viviamo vengano riportati dalla loro realtà soggettiva-storica-personale a quella mitica-archetipica-universale. E questi strumenti, spesso affondano le loro radici in tempi remoti, perchè la ricerca del proprio Io più profondo (o, più correttamente, la ricerca del proprio Se’) è antica quanto l’uomo.

La metafora è lo strumento della pratica del “ritiro delle proiezioni” o “riassorbimento del reale” utilizzata nella psicologia del profondo, nello sciamanesimo e nello yoga tantrico.  Vite passate o future, avi, sogni, ricordi, emozioni, eventi, missioni e compiti: in essi, puoi riconoscere gli archetipi che ti muovono e comprendere l’universalità e la poesia della tua storia, avviare processi di rielaborazione e di  integrazione di  frammenti mnestici, di ricordi transgenerazionali, dei samskara. 

Tra i molti strumenti a disposizione, io uso lo yoga sciamanico, lo yoga integrale, il respiro, il suono del tamburo, i mantra, la meditazione, le regressioni e le progressioni immaginali, esperienze immaginali guidate, veri e propri viaggi (onirici o sciamanici) al di là della soglia tra il visibile e l’invisibile.

Gli asana (posture) dello yoga smuovono l’energia nel corpo e lo preparano ad un rilassamento profondo. Poi, nell’immobilità, usando il respiro per raggiungere un leggero stato di “trance” che ci consente di entrare in contatto con la nostre energie profonde, inizia il viaggio tra immagini, simboli, suoni ancestrali. Si risvegliano desideri e istinti, dai più noti a quelli sconosciuti alla mente cosciente, nella  ricerca della “metafora rilevante” di Jung o dei frammenti d’anima perduti, come direbbero gli sciamani.

Non importa quale sia la tecnica utilizzata, ciò che conta è compiere il viaggio immaginale, andare ad esplorare le immagini che il tuo istinto proietta, quelle che possono darti qualcosa di significativo ai fini della “guarigione”, del risveglio spirituale. E, tutto ciò, senza cercare di analizzare e comprendere. “Fare anima”, secondo James Hillmann, significa spersonalizzare e smaterializzare il reale, riconducendo ogni persona, cosa, luogo, evento alla sua reale natura, che è immagine, e riportando ogni storia personale alla sua originaria dimensione mitologica, universale.

Il risultato è un cambio di prospettiva tale da portarti ad essere l’amante degli eventi  (che sono numi, dei, enti, entità, spiriti) e a non vederti più come la vittima degli eventi stessi: sono i nostri simboli inconsci a generare la nostra quotidianità e a dare forma alle nostre esperienze. Il cambiamento sta nella capacità di attivare simboli nuovi.

“Oh! La mente non-illuminata, che considera le apparenze come fossero reali,

Possa essere da me completamente sottomessa in virtù di pratiche spirituali;

E pertanto allo scopo di conoscere e comprendere una volta per tutte la vera natura del Reale,

Io faccio risoluzione di liberare me stesso da ogni speranza e da ogni timore”

IL MANIFESTO DEGLI IMMAGINALISTI (dal sito www.nonterapia.ch)

Tutto dipende da quello in cui abbiamo fiducia. A volte penso che non vi sia che una sola grande malattia nel nostro mondo: il non credere all’anima.” (Selene Calloni Williams James Hillman, il cammino del fare anima e dell’ecologia profonda, edizioni Mediterranee).

In un mondo immaginale tu sei il maestro, l’amante degli eventi- che sono enti, entità, spiriti, dei, eidola, idee, amici, compagni, amanti – e non la vittima delle loro reazioni.
Esiste un cammino, chiamato nella psicologia del profondo il RITIRO DELLE PROIEZIONI e nell’alchimia, nello yoga Sciamanico e nei grandi sentieri misteriosofici il RIASSORBIMENTO DEL REALE.
Lungo questo cammino progressivamente la realtà si fa sempre meno pesante, gli eventi sempre meno oggettivi, ci si riappropria della propria esistenza, si smette di essere burattini del tempo, come Pinocchio, ci si apre alla gioia del ricevere e dell’essere amati.

Fare anima è il cammino degli immaginalisti e consiste nel prendere ogni cosa, persona, evento, luogo con il quale si viene a contatto e riportarlo alla sua reale natura, che è immagine.
Fare ecologia profonda è il cammino degli immaginalisti e consiste innanzitutto nel comprendere profondamente che la natura e il corpo sono simboli, immagini, noi proiettiamo quello che abbiamo dentro e abitiamo le nostre immagini.
Quello degli immaginalisti è un cammino di depersonalizzazione e smaterializzazione del reale che riunifica il visibile e l’invisibile permettendoti di ritrovare l’ anima mundi.
La capacità di instaurare una relazione erotica, cioè creativa, con la parte invisibile di ogni cosa, persona, luogo, ti consente una vita ispirata e gioiosa.
“Che tutto in te sia gioia, questa è la tua meta!”

Quella dell’Immaginale è la grande rivoluzione della prospettiva del pensiero.
Grandi autori, da Corbin, Jung, Hillman ne sono ispiratori ad Occidente. E altri grandi autori, da Tilopa alla danzatrice del Cielo, da Abhinavagupta ad Aurobindo, passando per il sufismo di Rûmi, ne sono ispiratori ad Oriente.
Il cammino immaginale é un grande ponte che unisce Oriente ed Occidente, antichità e futuro.
Gli immaginalisti sono uniti da un filo d’oro in una grande famiglia oltre il tempo e lo spazio.
Essere immaginalisti significa vedere le cose da un altro punto di vista.
L’immaginale non è una terapia alternativa, ma è l’alternativa alla terapia, è la Nonterapia che propone l’esperienza estetica come grande alternativa all’esperienza anestetica delle terapie.
Il paradigma terapeutico è, infatti, al centro dell’esperienza materialistica del mondo.
Essere immaginalisti significa essere capaci di vedere con occhi immaginali indipendentemente dalla tecnica che si esegue o dalla scuola che si segue.
Il grande segreto dell’immaginale sta nel lasciare andare le dinamiche di potere, liberandosi dalla convinzione che nella psiche – nell’anima – vi sia qualcosa di sbagliato, di malato, di insufficiente, qualcosa che richieda un intervento riparatore o migliorativo.
L’anima è l’atto stesso dell’immaginare. Questo processo di immaginazione avviene sulla base di ritmi, motivi, forme originarie primeve che chiamiamo archetipi.
Nulla accade in questo mondo che non sia stato prima immaginato.
Per esempio, prima che il primo uomo forgiasse la prima freccia e cacciasse il primo mammut, prima che il primo tirannosauro azzannasse il primo velociraptor, doveva essersi generata nell’istinto l’immagine della caccia, senza questa immagine – che abbiamo chiamato Artemide o Diana – saremmo stati tutti vegetariani su questo pianeta.

Gli dei sono gli archetipi, sono gli eidola, le idee originarie alla base delle nostre esperienze.
La nostra vita, per conseguenza, ha il respiro del mito, “Noi non possiamo che fare nel tempo ciò che gli dei fanno nell’eternità”. Ognuno può affrancarsi vedendo il mito che sta mettendo sulla scena della vita vivendo.
Spesso le persone non riescono nei loro piccoli o grandi obiettivi o proponimenti perché sono incastrate a tal punto nel proprio mito che sempre girano e girano intorno ad un tema (per esempio, rabbia, paura, tradimento, abbandono, ecc.) da non riuscire a liberare energia e visione per raggiungere i propri traguardi.
Nessuno può vedere il proprio mito da solo e in sé stesso, ha necessità di una metafora e di uno psicopompo o bardo o traghettatore che gli indichi la via della visione.
L’immaginalista è questo traghettatore; non solo un professionista della relazione d’aiuto, ma un professionista del grande viaggio.
Per quanto riguarda la metafora utilizzata, nella Nonterapia noi proponiamo il cosiddetto metodo simboloimmaginale che applichiamo ad alcuni particolari sistemi per i professionisti della relazione d’aiuto e per tutti:

Ma, anche al di là di questi percorsi, essere immaginalisti è un modo di sentire rivoluzionario ed evolutivo. Il metodo simbolimmaginale può applicarsi a qualsiasi sistema di lavoro e di ricerca tu eserciti: da tutte quante le terapie e psicoterapie a tutti i metodi olistici esistenti, per trasformarli in un magnifico cammino di risveglio che nutre i demoni, anziché anestetizzarli e li porta a trasformarsi nei nostri più potenti alleati.
L’immaginale è una marcia in più, quella che ti porta in un mondo altro dove non ci sono categorie di potere, dove tutto è immagine e tutte le immagini sono una sola immagine, la Grande Imago chiamata Amore.

 

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