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LETTERA APERTA A CHI SOFFRE DI DEPRESSIONE (e come la meditazione può aiutare)

Vorrei convincere tutti a MEDITARE.

Vorrei far capire a tutto il mondo che, quella che, vista da fuori (restare immobili senza far niente) pare solo una perdita di tempo, in verità è qualcosa che ti cambia letteralmente la vita.

Leggo ogni giorno che la meditazione è un grande aiuto per uscire dalla depressione e che in molti ospedali, la meditazione viene proposta come tecnica anti-depressiva. Tuttavia, devo ammetterlo, quando leggo questi articoli – per quanto mi faccia piacere che anche la comunità scientifica riconosca i benefici della meditazione – non li sento con il cuore.

Oggi, per caso, cercando su vecchie agende alcuni appunti, mi sono ritrovata a ripercorrere il mio passato, pur senza averne intenzione.

Sono bastate poche pagine e gli occhi mi si sono riempiti di lacrime: mi sono tornati alla mente (e al cuore) tutto il dolore, lo smarrimento, l’ansia, la solitudine che ho vissuto in passato e che mi hanno accompagnata fin da bambina: all’inizio, da piccola, era “solo” un senso di vuoto, di smarrimento, di incomprensione, ma, con il tempo è diventato un peso sempre più insostenibile.

Lo chiamano il mal di vivere e comprendo il perchè, rileggendo quei vecchi diari, costellati dalle parole oggi crisi, nuova crisi, oggi down, non ce la faccio più e tante altre, ancor più deprimenti: praticamente un inno alla morte, non perchè realmente voluta, ma semplicemente perchè auspicata, quale fine di una sofferenza che non riusciva a placarsi nel tempo, ne’ a darmi respiro.

Non è stato facile continuare a leggere, alla ricerca degli appunti che cercavo. Ho pianto, rileggendo quelle pagine, un po’ per il ricordo del dolore che riaffiorava, un po’ perchè mi sono commossa davanti alla forza che ho avuto. Non me ne voglio vantare, ma semplicemente mi sono chiesta se nuovamente riuscirei ad affrontare quell’inferno.

Davvero sono stata io ad affrontare e a superare tutte quelle cose??? Dove ho trovato la forza, io, sempre così sensibile e fragile di fronte al mondo?

Eppure sì: ero proprio io. Di giorno in giorno, di dolore in dolore, in un tunnel che pareva non avere fine.

Ma la fine c’è stata: un corso di meditazione con Selene Calloni Williams e il Reverendo Gotatuwe Sumanaloka Thero. Un week end e la mia vita è cambiata.

Non so cosa sia successo in quel week end che mi pareva infinito e nel quale non facevo altro che chiedermi cosa stessi facendo lì, a guardare l’insofferenza che aumentava di minuto in minuto.

Ciò che è certo è che in quei tre giorni di meditazione mi è parso di soffrire più che mai. Volevo solo tornare a casa.

Ma non sono più tornata, non nello stesso modo.

Potete darmi mille prove scientifiche del fatto che la meditazione aiuta ad uscire dalla depressione, ma, per quel che mi riguarda, senza test di conferma, senza prove ufficiali, posso affermare, sulla base della mia personale esperienza di “depressa grave”, come mi avevano definita, che se hai il coraggio di guardare il tuo dolore, questo dura cinque minuti.

Solo se non lo affronti, te lo porti appresso a vita, ingigantendolo come una valanga che da monte rotola a valle.

Ma, se resisti cinque interminabili minuti guardandolo dritto negli occhi, sparisce.

Forse è l’universo che ti premia per il tuo coraggio, perchè,  sebbene meditare, visto da fuori, sembri semplicemente stare fermi senza far niente, in verità, è un grande atto di coraggio: vai dentro di te, dove non hai mai avuto l’occasione, la voglia e la forza di andare, guardi il dolore dritto negli occhi e, anzichè scappare, resti lì e lo amplifichi. Lo porti all’ennesima potenza, osservi le sensazioni che provoca nel corpo, senza fuggire e, al tempo stesso, senza giudicarle come negative, brutte o sbagliate.

E poi, come se non bastasse, vai ancora più in profondità, a ricordare ogni volta che quella sensazione si è presentata nel tuo corpo, fino a risalire all’origine, alla causa prima del dolore.

Perchè, come ci insegna Buddha (che di meditazione se ne intendeva abbastanza), solo se conosci la causa del dolore, lo puoi sconfiggere. E se lo sconfiggi nell’immobilità della meditazione, sarà sconfitto per sempre.

La meditazione è un grandissimo atto di coraggio ed è per questo che, nella maggior parte dei casi, i depressi scappano dopo una sola meditazione: preferiscono restare nella “zona di comfort”, in quel dolore che conoscono e che con un paio di pastigliette riescono più o meno a gestire, anzichè buttarsi per cinque minuti nell’ignoto,  privandosi così dell’occasione di scoprire che l’ignoto, in realtà, è pura gioia, che non dipende da niente e da nessuno, e che è sempre e da sempre dentro di te.

Non intendo dire che oggi sono sempre di buon umore. A volte  ci sono incomprensioni con le persone che ti circondano, circostanze che ti fanno arrabbiare, situazioni difficili, si perdono gli affetti per varie ragioni. La vita è complicata tanto quanto prima, ma ora la amo, anche quando mi fa incazzare.

Se c’è un problema, non mi sento la vittima impotente che si siede ad aspettare che tutto finisca per mano divina. Se risolvere quel problema, significa vivere le mie emozioni senza reprimerle – anche quando non sono “positive” secondo il giudizio comune – lo faccio.

So stare nelle mie emozioni, “belle” o “brutte” che siano. Le accolgo, perchè non credo ci sia niente di più meraviglioso dell’accogliere se stessi.

E tutto questo non lo devo a terapisti, psicologi, psichiatri o farmaci, ma solo alla meditazione.

Per questo voglio convincere tutti a meditare, perchè, per quel che ne so, LA MEDITAZIONE TI CAMBIA LA VITA.

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